Restyling del sito web: quando serve e come farlo.

Un restyling rinnova un sito che esiste già: aspetto, struttura, testi e parte tecnica. Tiene quello che funziona, a partire dal nome del sito e dai testi buoni, e non butta via il posizionamento che hai già guadagnato su Google. Serve quando il sito è lento, si legge male dal telefono o non racconta più l’azienda di oggi. Il punto da non sbagliare: ogni vecchia pagina che conta deve portare alla nuova, così né Google né i tuoi clienti finiscono su una pagina che non esiste più.

In questa guida
  1. Restyling o sito nuovo: che differenza c’è?
  2. Quando serve un restyling del sito: i segnali
  3. Prima di toccare il sito: cosa guardare
  4. Restyling e Google: come non perdere le posizioni
  5. Velocità e telefono: il momento giusto per sistemarli
  6. Come si fa un restyling del sito, passo per passo
  7. Quanto costa un restyling del sito?
  8. Domande frequenti
  9. Fonti

Restyling o sito nuovo: che differenza c’è?

Le due parole si usano come sinonimi, ma non lo sono. Un restyling parte da un sito che esiste e ne tiene le parti che funzionano. Un sito nuovo parte da zero: nuove pagine, nuovi testi, a volte un nuovo indirizzo. Nella pratica un buon restyling rifà spesso tutto quello che non si vede, e tiene quello che i tuoi clienti già riconoscono.

RestylingSito nuovo
Indirizzo del sitoResta lo stessoPuò cambiare
TestiSi tengono quelli che portano visite, gli altri si riscrivonoTutti da scrivere
Posto su GoogleNon si butta via, se ogni vecchia pagina porta alla nuovaSi rischia di ripartire da capo, se gli indirizzi cambiano senza rinvii
Quando convieneIl sito ha una base, ma è lento o datatoL’azienda è cambiata, o non c’è niente da tenere

E il rebranding? È un’altra cosa: cambia il marchio dell’azienda, cioè il nome, il logo o i colori. Spesso porta con sé un restyling del sito, ma il sito si può rifare senza toccare il marchio.

Quando serve un restyling del sito: i segnali

Non serve aspettare che il sito si rompa. Questi sono i segnali più chiari:

  • Dal telefono si legge male, o bisogna allargare con le dita.
  • Ci mette più di qualche istante ad aprirsi, soprattutto fuori dal wifi.
  • Racconta servizi che non fai più, o non nomina quelli nuovi.
  • Le visite arrivano, ma le richieste dal sito no.
  • Per cambiare un orario o una foto devi chiamare qualcuno.

Il primo segnale conta anche per Google, che legge e valuta il tuo sito nella versione da telefono.3

Quando invece non serve

  • Il sito è recente e solido, e ti serve solo farti trovare meglio. Allora è un lavoro di posizionamento su Google, non un sito da rifare.
  • Ti serve una sola pagina per una campagna pubblicitaria. Lì conviene una landing page: costa meno e porta più richieste.
  • Non hai ancora chiaro cosa offri e a chi. Meglio mettere a fuoco prima quello: il sito viene dopo.

Prima di toccare il sito: cosa guardare

La parte più importante di un restyling si fa prima di disegnare qualsiasi cosa: capire cosa funziona già, e mettere in ordine quello che serve. Sono quattro controlli: per i primi tre, le risposte stanno nei dati che il sito raccoglie già.

  • Quali pagine portano visite da Google, e con quali ricerche. Lo mostra Search Console, lo strumento gratuito di Google per chi ha un sito.
  • Da quali pagine arrivano le richieste: il modulo, le telefonate, i messaggi.
  • Quali sono, una per una, le pagine di oggi. L’elenco completo, con il loro indirizzo.
  • A chi è intestato il dominio, il tuaazienda.it. Deve essere a nome tuo o della tua azienda: se è a nome di chi ti ha fatto il sito, conviene sistemarlo prima di cambiare qualsiasi altra cosa.

L’elenco delle pagine serve per il passo più delicato: decidere, per ogni vecchia pagina, a quale pagina nuova porterà. Google consiglia di partire dalle pagine importanti, cioè quelle che ricevono più visite e quelle a cui puntano altri siti.1

Restyling e Google: come non perdere le posizioni

Google tratta il tuo sito pagina per pagina.1 Se dopo il restyling una pagina cambia indirizzo e quello vecchio non porta più da nessuna parte, per Google quella pagina è sparita, e con lei il posto che aveva nei risultati. E chi aveva salvato quel link finisce su una pagina di errore.

Prima tuaazienda.it/servizi.php
Dopo tuaazienda.it/servizi/
Il vecchio indirizzo non sparisce: porta in automatico alla pagina nuova, sia Google sia i tuoi clienti.

Il resto lo dice Google stesso, nella sua guida a chi sposta un sito:

  • Ogni pagina alla sua gemella. Non si mandano tutte le vecchie pagine alla home: confonde chi arriva, e Google può trattarle come pagine che non esistono più. Le pagine che togli del tutto, invece, è giusto che risultino sparite.1
  • I rinvii restano a lungo. Non si tolgono dopo il lancio: Google consiglia di tenerli il più a lungo possibile, in genere almeno un anno.1
  • Un po’ di movimento all’inizio è normale. Mentre Google rilegge il sito le posizioni possono oscillare, e per un sito di medie dimensioni possono servire alcune settimane o più prima che inizi a mostrare i nuovi indirizzi al posto dei vecchi.1
  • Una cosa alla volta. Se oltre al sito vuoi cambiare anche il dominio (il nome, tipo tuaazienda.it), Google consiglia di non fare tutto insieme.1
  • Se il sito di prova è nascosto a Google, il blocco va tolto al lancio. Mentre si costruisce, a volte il sito nuovo si tiene nascosto ai motori di ricerca: in quel caso il giorno della messa online il blocco va tolto, altrimenti Google non vede il sito nuovo. Google lo mette tra gli errori più comuni.1
  • Il momento conta. Se la tua attività ha periodi più tranquilli, è lì che conviene pubblicare il sito nuovo.1
  • Anche i link fuori dal sito. Dove puoi, aggiorna i link che puntano al sito da fuori, a partire da quelli che portano più visite: per esempio la scheda su Google o i profili social.1

Velocità e telefono: il momento giusto per sistemarli

Google lo dice chiaramente: un sito veloce e comodo per chi lo visita davvero è quello che i suoi sistemi cercano di premiare nei risultati.2 Le soglie che indica sono precise: la parte principale della pagina dovrebbe comparire in meno di 2,5 secondi, la pagina dovrebbe rispondere a un tocco in meno di 200 millisecondi, e gli elementi non dovrebbero quasi spostarsi mentre si carica (in gergo, Core Web Vitals).2

Su un sito vecchio queste cose si rincorrono a colpi di toppe. Un restyling è il momento giusto per sistemarle, perché si rifà la base: pagine leggere, pensate prima per il telefono e poi per il computer.

Come si fa un restyling del sito, passo per passo

Quattro passaggi, sempre in questo ordine. Il primo è il più importante.

  1. Guardare cosa funziona

    Quali pagine portano visite e richieste, con quali ricerche ti trovano. Si riparte da lì, non dalla grafica.

  2. Fare la mappa delle pagine

    Ogni indirizzo di oggi trova la sua pagina nel sito nuovo, così nessun link finisce nel vuoto.

  3. Costruire su un link privato

    Di norma il sito nuovo cresce a parte, senza toccare quello online: lo apri quando vuoi e dici la tua mentre si lavora, non a cose fatte.

  4. Pubblicare e controllare

    Il sito va online, i vecchi indirizzi portano ai nuovi, e nelle settimane dopo si guardano le visite su entrambi.

Da me c’è un referente solo, dall’inizio alla fine: una chiamata per capire azienda, clienti e obiettivo, un preventivo che dice cosa comprende e quanto costa, il sito che di norma cresce su un link privato, e la messa online, che faccio io. Il dominio è registrato a tuo nome. Il dettaglio è nella pagina dei siti web aziendali.

Quanto costa un restyling del sito?

Dipende da quante pagine ci sono, da quanti testi vanno riscritti, da cosa deve fare il sito in più (più lingue, funzioni particolari) e da chi lo aggiornerà dopo. Per questo il prezzo si scrive nel preventivo, voce per voce, prima di iniziare.

Come riferimento, i miei prezzi di partenza per un sito aziendale sono pubblici:

DaCosa cambia
Sito vetrina€1.290Cinque pagine, testi e design compresi. Gli aggiornamenti li faccio io.
Sito che aggiorni tu€1.990Orari, prezzi, foto e news li cambi da solo, quando vuoi.
Sito gestibile in tutto€2.990Testi, immagini e nuove pagine: decidi tu.

Pagine in più, lingue e funzioni particolari vanno nel preventivo. Anche i tempi dipendono più dai contenuti che dalla tecnica: un sito aziendale di solito è online in tre settimane, e si allunga quando testi e foto tardano. Se il sito da rifare è un negozio online, un e-commerce su Shopify parte da €2.490: come spostare il negozio di oggi lo verifico prima e lo scrivo nel preventivo. Dopo il lancio il sito va tenuto veloce, aggiornato e sicuro: con il Care Plan ci penso io, da €49 al mese per un sito aziendale e da €79 per un negozio Shopify.

Domande frequenti.

Con un restyling perdo le posizioni su Google?

Il rischio si riduce se ogni vecchia pagina che conta porta alla nuova e i testi che funzionano restano. Qualche su e giù all’inizio è normale: Google lo mette in conto, e possono servire alcune settimane o più perché mostri i nuovi indirizzi.

Qual è la differenza tra restyling e rebranding?

Il rebranding cambia il marchio dell’azienda: il nome, il logo o i colori. Il restyling rinnova il sito. Spesso vanno insieme, ma si può rifare il sito senza toccare il marchio.

Posso modificare il sito che ho invece di rifarlo?

Sì, se la base è solida: testi, foto e piccole correzioni si fanno sul sito di oggi. Se è lento, si legge male dal telefono o per ogni modifica devi chiamare qualcuno, conviene un restyling.

Posso tenere i testi che ho?

Sì, si riparte da ciò che funziona: i testi che portano visite o richieste conviene tenerli. Gli altri li costruiamo insieme, partendo da come parli ai tuoi clienti.

Quanto tempo ci vuole?

Per un sito aziendale, di solito tre settimane. Il tempo dipende soprattutto da quanto in fretta prepariamo i contenuti: la data te la scrivo nel preventivo.

A chi resta il dominio, il tuaazienda.it?

A te: da me il dominio è registrato a tuo nome. Se oggi è intestato a chi ti ha fatto il sito, si sistema prima di iniziare.

Fonti.

  1. Come spostare un sito Google Search Central · consultata il
  2. Comprendere Core Web Vitals e i risultati di ricerca di Google Google Search Central · consultata il
  3. Best practice per l’indicizzazione mobile-first Google Search Central · consultata il
Filippo Aggio

Ha scritto questa guida

Filippo Aggio

Sono uno sviluppatore web a Resana, tra Treviso e Padova. Progetto e costruisco siti, e-commerce e software per aziende, e li seguo dopo il lancio.

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